2020, l’anno della fortuna



Si diceva che il 2020 sarebbe stato l’anno della svolta, della fortuna…

e invece è iniziato male ed è proseguito peggio perché è scoppiata  questa pandemia che si pensava limitata soltanto alla Cina o a gli stati confinanti e invece si è diffusa in tutto il mondo. Ci sono migliaia e migliaia di persone che si sono ammalate e altre migliaia e migliaia che sono addirittura morte.
Io personalmente questa cosa la vivo negativamente, come penso  la vivano altre migliaia di persone,  perché non posso vedere le persone alle quali  voglio bene:  i miei amici, il mio ragazzo. Non posso neanche fare le cose che mi piacciono, come uscire con i miei amici nel quartiere dove abito o andare in città, nei pub, nelle discoteche, nei parchi, al bar, nei ristoranti. Mi manca mangiare un gelato, un bombolone, una pizza, un kebab. Mi manca andare a fare shopping con le mie amiche, prendere il motorino e andare a fare un giro.

 Mi manca anche insultare le persone che non sopporto, un po’ mi manca anche la scuola perché, anche se non mi piace molto, è dove ho conosciuto amiche di cui tengo molto. Mi manca prendere quel libro in mano guardarlo con quella faccia schifata, mi manca fare cazzate, ridere, scherzare, baciare, prendere in giro i miei amici, fumare quella sigaretta con la birra in mano,

 ballare come se non ci fosse un domani, andare a correre con la mia migliore amica sulla spiaggia, prendere l’autobus quando non ho la benzina e fare nuove conoscenze.

Mi manca truccarmi, mi manca rischiare fino a quando non viene la polizia e noi scappiamo. Mi mancano i lunedi, i  martedi e i mercoledi pomeriggio, quando uscivamo in pochi e non sapevamo mai cosa fare, ma poi qualcosa trovavamo sempre.
Personalmente tollero poco le frustrazioni e le limitazioni, tendo a contrattare sui limiti e ho una scarsa percezione del rischio. Dover rimanere chiusi dentro casa, sempre su WhatsApp, Instagram, Spotify, Netflix,

o fare pizza, pane e a volte qualche compito, diventa pesante e generatore di moti di nervosismo e ribellione.
Penso che l’economia locale sia  a rischio perché bar, negozi, ristoranti, pub, discoteche, stabilimenti balneari sono chiusi e quando riapriranno in estate non potranno contare sui turisti, perché le misure di contenimento del contagio limiteranno gli spostamenti.
Alcuni italiani non rispettano le leggi e se ne vanno in giro. Due giorni fa,  mentre stavo andando a fare spesa, mi sono imbattuta in un posto di blocco enorme:   i carabinieri armati controllavano chiunque; un uomo in macchina ha cercato di scappare ed è stato fermato, mi è venuto da ridere e  ho continuato per la mia strada.
Alcune persone che conosco rimangono sotto casa a giocare a pallone, oppure chi non ha un giardino sta davanti la play 24h su 24; altri postano in continuazione sui social, altri guardano solo film; altri, con la scusa di portare fuori il cane, vanno a fare un giro, e pian piano passa la giornata.
Il governo cerca di far rimanere le persone in casa ed ha adottato delle misure a sostegno dell’ economia.
Ne usciremo con i capelli più lunghi e più bianchi. Con le mani e le case pulite ed i vecchi vestiti. Con la paura e la voglia di essere fuori.
Ne usciremo con le tasche vuote e le dispense piene.
Sapremo fare pane e pizza, e avremo imparato a non mandare sprecato il cibo che avanza.
Ci ricorderemo che un medico e un infermiere dovrebbe essere applauditi più di un calciatore e che il lavoro di un bravo insegnante non lo può sostituire uno schermo.
E che cucire mascherine in certi momenti è più importante che fare alta moda.
Che la tecnologia è importantissima, anzi vitale, quando viene usata bene.
E capiremo che la vita è bella perché si vive.
E che solo insieme si esce da certe situazioni.
E capiremo che la vita in famiglia ci piace e impastare del pane per loro ci fa sentire importanti.
E rispetteremo alcune regole base di convivenza.
Durante questa  quarantena ho capito che il tempo è prezioso e quando si potrà riuscire non ne sprecherò nemmeno cinque minuti e che le mie ciglia sono cresciute e non sono più rovinate perché è da molto che non metto il mascara.

Voglio davvero sperare che tutto  possa cambiare in meglio.

Luigia Damone, 2F enogastronomico.

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