Due mesi fa: la tragedia di Corinaldo

TESTIMONIANZA

Il giorno del saluto

Una giornata da dimenticare, ma che nei nostri cuori e nelle nostre menti come in quelle di tutti farà l’effetto contrario, sarà una cosa che ci rimarrà per sempre impressa quella successa nella notte tra venerdì 7 dicembre e sabato 8 nella discoteca “Lanterna azzurra” di Corinaldo.

Un posto in cui radunarsi e divertirsi tutti insieme si è trasformato in una tragica scena del crimine dove hanno perso la vita 6 persone, 5 poveri ragazzi innocenti che volevano solo trascorrere una tranquilla serata assistendo al concerto del trapper “Sfera ebbasta” e una mamma di 39 anni che, per proteggere la figlia,  ha perso la vita morendo schiacciata da altre persone.

In questa tragica maniera sono morti anche 5 ragazzi: Benedetta Vitali, 15 anni di Fano, giovane promessa della danza, Daniele Pongetti 16 anni, di Senigallia, stella nascente in campo calcistico, Asia Nasoni 14 anni, di Senigallia con la passione per la ginnastica, Mattia Orlandi 15 anni di Frontone e Emma Fabini, 14 anni di Senigallia. Morire schiacciati sembra assurdo, ma tutto ciò è accaduto per il crollo di un parapetto all’uscita della discoteca. Centinaia di ragazzi ed adulti che premevano sulla balaustra sono caduti in un fossato sottostante formando una sorta di “montagna” di corpi. Le conseguenze sono state terribili: traumi cranici, schiacciamenti del torace,   profonde ferite e per qualcuno il coma.

In cima alla “montagna di corpi” c’era Michele Fiscaletti che è da poco uscito dal coma come altri ragazzi grazie all’aiuto di medici esperti e con il sostegno di amici e parenti.

Quando è accaduta la tragedia io ero lì, in attesa davanti alla discoteca, vicino alla balaustra, tra le risate di tutti e la voglia di entrare il prima possibile. Improvvisamente a mezzanotte e 40 ho sentito dei ragazzi  urlare:  <<Hanno spruzzato il peperoncino>>. Pensavo   che una volta “cambiata l’aria nelle sale” lo spettacolo sarebbe ripreso e il   trapper sarebbe finalmente arrivato. Sentendo dei rumori simili a suoni di basso, mi sono rivolta ad una mia amica e le ho detto: <<Dai che la musica è ripartita, fra poco potremo finalmente entrare >>. Poi mi sono girata   e ho visto una ragazza cadere vicino cadere nel fossato e morire schiacciata.  Solo un ragazzo ha cercato di soccorrerla, senza successo.  In seguito è arrivata   una sola ambulanza perché tutte le altre erano bloccate nel traffico. Quel rumore non era musica, ma il tonfo del parapetto crollato.

Ho visto poi uscire dal retro della discoteca una serie infinita di soccorritori con in braccio ragazzi di ogni età e persino adulti che erano rimasti gravemente feriti.

Molti ragazzi si sono fatti forza e si sono recati dove c’era la calca di gente caduta una sopra l’altra, per aiutare a portare In salvo coloro che erano   feriti o sotto shock. Penso che abbiano salvato la vita a molte  persone  ed evitato che altre riportassero conseguenze ancor più gravi.

Pochi minuti dopo il crollo   sono arrivate moltissime auto che hanno creato un caos tale da non far più passare le ambulanze. Da queste auto scendevano correndo, in lacrime, i genitori che erano stati avvertiti dell’accaduto dai figli o, peggio, avvertiti da amici dei propri figli che i loro cari erano stesi a terra doloranti o privi di coscienza.

Nel   luogo della tragedia c’ erano ancora molte persone che piangevano e gridavano, erano lì  a terra, seminudi, ricoperti di tagli e sanguinanti. I segni dello schiacciamento si vedevano dagli occhi violacei e pieni di sangue. In quel fossato giacevano i corpi di una ventina di persone, di cui una decina in coma sei già privi di vita e gli altri con in gravi condizioni.

Ancora adesso sento le grida inascoltate dei ragazzi che cercavano aiuto per il proprio amico che forse avrebbe potuto salvarsi   e rivedo persone disperate in lacrime. Questo è stato il tragico  sottofondo  di quella nottata. Vedere la morte con i propri occhi per la prima volta ti fa riflettere, ti dà un lungo brivido nel quale vedi solo sangue, morte. Ti senti solo, lontano da tutto e tutti   e dici dentro di te: <<Non credevo fosse così facile morire>>, Poi ti riprendi, dopo minuti in cui il tempo appariva come bloccato, e torni a vedere quelle orribili scene offuscate dalle lacrime che ti mostrano la realtà come un mondo oscuro illuminato a tratti da  luci e grida che ti rimbalzano in testa.

È proprio in quel momento che capisci di aver scampato il pericolo mentre altre povere anime innocenti ne sono rimaste vittima. Questo   a causa di chi non dà importanza alla vita deli altri. La vita è molto più di un gioco: c’è chi non se ne rende conto e chi, invece,      piange con le mani in faccia e prega per la perdita irreparabile di giovani vite.

Quando mi sono allontanata da quella scena mi è passata l’intera mia vita davanti. Mentre ci dirigevamo verso la nostra auto c’era gente che chiedeva aiuto, altri che   gridavano   per il dolore. Io e i miei amici   ci siamo   fermati a dare un po’ di sostegno ad una ragazza che non trovava più quattro dei suoi amici e poi ci siamo messi in viaggio per tornare a casa.  Un lungo tragitto sul quale hanno regnato il silenzio, il   dolore, e i ricordi frammentari di quello che avevamo appena vissuto.

Una volta a casa dopo una notte insonne, tutti i telegiornali parlavano della tragedia di Corinaldo, e io a cambiare canale su canale per evitare di rivedere   quelle scene, ma poi ho scoperto che i ragazzi morti li conoscevo o di vista o di persona.

Dire che è stata una notte da dimenticare è troppo poco, tutte le vittime vanno ricordate con affetto e rispetto, e non va soprattutto dimenticato il valore   inestimabile della vita di sei persone innocenti.

Beatrice Campanelli 3A sala.