Viaggio nell’ impero tra vino e olio

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Visita all’azienda agricola Pieralisi-Monteschiavo di Jesi

Partiamo da scuola con il pulmino alle 8:30. Ci attendono le bellissime campagne jesine in una giornata di sole. Una volta arrivati, la prima cosa che notiamo sono i vigneti proprio davanti a noi e poi la grandissima azienda da cui proviene il profumo di vino.

Subito ci accoglie l’enologo Simone che ci spiega in modo chiaro e breve la storia e le coltivazioni di questa azienda con 50 ha ulivi, 100 ha vigneti (di cui il 50% verdicchio), 300 ha di piante varie come bambù, noci, castagne e fichi.

Per iniziare l’enologo ci fa annusare una brocca con dentro il verdicchio 2018 appena preso dalla botte: l’aspetto è torbido, l’odore fruttato. Qualcuno lo assaggia e sente il fresco, l’acido e il salino caratteristici del vitigno. La fermentazione può avvenire in due modi, o con lieviti aggiunti, che danno nuovi aromi al vino, o spontanea, cioè come si faceva una volta. Il fruttato tropicale che sentiamo è probabilmente dovuto ai lieviti aggiunti, per alcuni è migliore per altri no, ma di sicuro è molto apprezzato all’estero. Dopo l’imbottigliamento infatti, che avviene al ritmo di 13000 bottiglie al giorno, il vino viene esportato per il 20% in Inghilterra e il 20% in Giappone. 

Come seconda tappa della visita ci dirigiamo nel laboratorio per vedere come si eseguono i controlli sui metabisolfiti di potassio.

La terza tappa è alla cantina dei vini fermi. In questo locale si mantiene una temperatura di 18° e un’umidità dell’80%. Vediamo le botti in legno di rovere che donano rotondità e un leggero aroma vanigliato (molto apprezzato dal mercato anglosassone). L’enologo ci ha fatto assaggiare il vino, prendendolo con il “ladro”, apposito strumento per prelevare dalla botte. Quelle piccole che “fanno il vino buono”, cioè più legnoso e vanigliato, dopo 3 anni si cambiano. Le botti grandi si rinnovano ogni 7 anni togliendo uno strato interno di 3 mm di legno. Scopriamo che è lo stesso legno pregiato che serve per la produzione di violini.

Siamo poi passati nel locale dei vini spumantizzati: di fronte a una infinità di bottiglie la nostra guida, con documenti storici alla mano, ci rivela, stupendoci, che il primo scritto risalente all’invenzione degli spumanti non risale al famoso Don Perignon, ma bensì a un monaco benedettino fabrianese, Francesco Scacchi.

Dopo questo “tour des vins” usciamo dal locale principale per raggiungere l’agronomo Paolo Bucci, il quale ci accompagna nella nostra seconda parte di questo viaggio. Ci introduce il suo lavoro con le olive dicendoci che dal 2016 l’azienda è in conversione al biologico, spiegandoci i pro e i contro di questa nuova sfida.

Vediamo lo scarico delle olive in una cisterna che funge da bilancia, così da registrare il quantitativo di olive scaricate e poi entriamo poi nell’area di lavorazione delle olive. L’agronomo ci spiega, passo dopo passo, la procedura seguita per ricavare il miglior olio possibile dalle olive appena raccolte con un sistema meccanico innovativo, attuo ad accorciare i tempi di lavorazione ed eliminare il contatto con l’aria, così da limitare moltissimo l’ossidazione e di conseguenza la perdita di polifenoli all’interno dell’olio. 

Alla fine della visita ci hanno fatto fare una degustazione dei prodotti della loro azienda: olio monovarietale leccino e frantoio e poi verdicchio. Questa degustazione è stata molto interessante perché ci hanno aiutato a sentire e a dare un nome ai sapori e agli odori. Anche chi all’inizio non “sentiva” bene o era scettico, grazie alla guida dell’agronomo e dell’enologo ha potuto accorgersi di quacosa di cui non si rendeva conto prima, riuscendo a cogliere la tipicità dl prodotto.

Sicuramente questa esperienza ci sarà utile per il nostro futuro lavoro e, per ora, è stata una mattinata molto piacevole.

Gli allievi della V C SALA

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