Da Napoli a Caserta: un viaggio dentro la storia, l’arte e la natura

Una visita d’istruzione emozionante per noi alunni di 2 E del settore enogastronomico unitamente ad altre classi, dal 18 al 20 Aprile, da Napoli a Caserta attraverso il Vesuvio, il sito archeologico di Ercolano, l’anfiteatro Flavio di Pozzuoli, la splendida reggia. Ecco le nostre impressioni, i nostri ricordi che desideriamo condividere…

Arrivo a Napoli

Finalmente dopo diverse ore di viaggio arriviamo a Napoli. Abbiamo due ore di tempo per scoprire, conoscere e assaporare. Siamo al centro e scegliamo di percorrere il Lungomare. La vista affacciata sul Golfo è strepitosa, si riesce a vedere Capri e alle nostre spalle il Vesuvio, che domina in lontananza. All’incantevole paesaggio abbiamo unito il gusto assaggiando il babà e la pizza fritta, due vere leccornie napoletane da non perdere. Una passeggiata bellissima tra la gente, i monumenti, le chiese, i palazzi, i castelli. Una città viva, allegra dove ti diverti a osservare la folla, dove la musica ti accompagna e ti fa compagnia.

  Un viaggio a ritroso nel tempo: l’anfiteatro Flavio di Pozzuoli

Siamo al secondo giorno della nostra visita. Si parte di mattina subito dopo colazione con meta Pozzuoli per visitare l’anfiteatro Flavio. Purtroppo non è possibile visitare la solfatara per un incidente avvenuto lo scorso anno e così il nostro itinerario è cambiato. La giornata è bella, il cielo azzurro come il mare e la temperatura ideale per affrontare la lunga giornata densa d’impegni. Pozzuoli è affacciata sul mar Tirreno, già in epoca romana una città cosmopolita e vivace per il suo porto e i suoi fiorenti commerci, ospita il grande anfiteatro romano Flavio che risale alla seconda metà del I secolo, terzo per grandezza dopo il Colosseo e quello situato a Capua. Siamo nei Campi Flegrei, alle falde del Vesuvio, una zona vulcanica dove, da sempre, sono attive fumarole di vapore tenute sotto controllo dai vulcanologi dell’Osservatorio Vesuviano con strumenti che monitorano il livello delle temperature del terreno. Si tratta di  una vasta area vulcanica di cui fanno parte anche le isole flegree di Ischia e Procida. I greci la chiamavano “terra ardente” proprio perché situata in un’area di geyser e soffioni. Incontriamo la nostra guida, molto loquace e simpatica che ci ha riportato indietro nel tempo. L’anfiteatro a pianta ellittica, era coperto di un leggero verde; il sole picchiava sulle nostre teste e i gabbiani ci fissavano con aria incuriosita. L’arena poteva ospitare fino a 40 mila spettatori  chiamati ad assistere dall’imperatore alle lotte tra i gladiatori ma anche a combattimenti tra gladiatori e belve, quali tigri e leoni. L’ingresso dei gladiatori era molto scenografico, tramite un sistema di carrucole uscivano dal terreno come per magia. In realtà un sistema di botole collegava la parte esterna con quella sotterranea, posta a circa 7 m di profondità. Proprio nei sotterranei  gli schiavi venivano tenuti prigionieri e i gladiatori si allenavano. Qui la guida ci ha parlato della leggenda di San Gennaro, il patrono di Napoli, un cristiano che era stato condannato per la sua fede in Dio a combattere contro una belva, ma questa si rifiutò di ucciderlo, così fu condannato al “rogo”, ma il fuoco che doveva bruciarlo bruciò le guardie, infine venne decapitato. Quel giorno una donna prese un po’ del sangue che usciva dalla nuca di San Gennaro e lo mise in una coppa: la leggenda narra che quando il sangue in primavera non si scioglie, a Napoli e nel mondo accadono vicende sfortunate.

Berluti Thomas, Canestrari Alessandro, Paoletti Manuel, Mancini Lucio 2  E enog.

Dall’anfiteatro Flavio  saliamo “su l’arida schiena del formidabil monte sterminator Vesevo”

Finalmente siamo nei pressi del “vulcano superbo che con i suoi torrenti di lava distrusse insieme ai suoi abitanti, eruttando dalla bocca di fuoco”. Così  Leopardi dalla sua casa di Torre del Greco ha rappresentato nel più complesso dei suoi componimenti, il Vesuvio, una tappa importante della nostra visita. Si tratta di uno dei vulcani attivi d’Europa più pericolosi a causa della presenza di vaste aree urbanizzate nelle sue vicinanze. All’interno dell’area sorge per questo l’Osservatorio vesuviano, il cui obiettivo principale è il monitoraggio del vulcano per cercare di capire in anticipo se sta evolvendo verso una ripresa dell’attività eruttiva. Il Vesuvio è tristemente famoso per aver distrutto le antiche città romane di Pompei ed Ercolano nel 79 d.c. sotto l’imperatore Tito. Così subito dopo aver mangiato una pizza ai piedi del Vesuvio, ci siamo diretti con una navetta verso la sommità del monte e siamo poi scesi per proseguire la nostra visita a piedi. Abbiamo iniziato il percorso in salita, è stato un po’ faticoso, ma raggiungere il grande cratere del Vesuvio era il nostro obiettivo. Salendo sempre di più il panorama era stupendo, comprendeva i monti, il mare e le città, fortunatamente una brezza leggera rendeva la salita meno pesante. Osservare tutto insieme è uno spettacolo mozzafiato, ci è sembrato per un attimo di toccare cielo e terra. Raggiunta la cima, abbiamo osservato il grande cratere: è stato emozionante. Abbiamo notato anche delle fumarole, simbolo che il vulcano è ancora attivo. Poi la discesa, per continuare il programma della giornata: direzione Ercolano.  Attraverso la visita dei resti della cittadina, è stato possibile immaginare come si svolgeva la vita  quotidiana  nella città, nelle case e nelle “tabernae”, cioè i negozi dove era possibile acquistare beni di prima necessità. Certamente il paesaggio dei luoghi vesuviani ha suscitato profondi momenti di riflessione: le rovine di Ercolano sono il punto di partenza per meditare sul destino dell’uomo e sulla sua fragilità di fronte alla natura.

Koci Flavio  Climescu Alessandra, 2 E enog.

La reggia di Caserta

Siamo al terzo giorno e si avvicina il nostro rientro a Senigallia; ci attende la visita alla sontuosa Reggia di Caserta, ma prima ci fermiamo presso un caseificio per acquistare le famose mozzarelle di bufala, uno dei prodotti tipici campani assolutamente da non perdere.

All’arrivo si rimane stupiti alla vista dall’esterno di questo imponente palazzo reale con giardino annesso commissionato all’architetto  Luigi Vanvitelli  dal re di Napoli Carlo III di Borbone, dichiarato nel 1997 patrimonio dell’UNESCO. Nel palazzo ci sono ben 1200 stanze in un complesso che occupa circa 45.000 mq. Nel visitare l’interno saltano agli occhi  stucchi, pavimenti a intarsio, affreschi, sculture e tanto oro. Lo stile è quello barocco, prezioso, ricercato. Si rimane incantati dalla bellezza degli ornamenti, dei quadri che raffigurano nature morte, scene di guerra, paesaggi con il Vesuvio sullo sfondo e ritratti di famiglia, dalle tante suppellettili come vasi in porcellana, candelabri in oro e i tanti lampadari sfarzosi. Tra le sale visitate, la più ampia e maestosa la sala del trono, adibita a ricevere le personalità ma non meno belle le sale dedicate a Marte, la sala del Consiglio e delle quattro stagioni, la cappella Palatina e il teatro, infine il presepe borbonico dovuto alla grande passione della famiglia. Insomma un’esplosione dell’arte in tutte le sue forme. Non si può dimenticare infine, nonostante il caldo quasi estivo, la passeggiata nell’ immenso parco tra il profumo delle piante e dell’erba fresca di primavera, i prati verdi, le grandi vasche ornate di fontane a cascata decorate da sculture marmoree. Un viale interminabile e spettacolare. Tante le carrozze con i visitatori guidate da stupendi cavalli.

Così termina il nostro viaggio: che cosa ci resta?

Tanto. Abbiamo imparato, è stata una visita d’istruzione dentro la storia, l’arte, la natura, ci siamo divertiti attraverso la condivisione di esperienze e di momenti di libertà che i professori ci hanno concesso. Le serate spensierate, i momenti di convivialità trascorsi in hotel in compagnia, ci hanno dato modo di conoscerci più a fondo e di costruire e consolidare nuove relazioni umane.

Campanelli Beatrice Capetti Matilde

 

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